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Parole innamorate: le collocazioni lessicali e le espressioni idiomatiche.

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Ci sono parole che, quando si incontrano, diventano inseparabili. Si crea una solidarietà lessicale che permette loro di stare vicine e rimanere fedeli per sempre.

Amici di STUDIOTRE oggi vogliamo parlarvi di un legame che nasce tra le parole particolarmente sfidante per i traduttori: le collocazioni lessicali e le espressioni idiomatiche

Che cos’è una collocazione lessicale?

Se leggendo un testo o ascoltando una conversazione vi trovaste davanti all’espressione “Tirare un appello” storcereste il naso; la vostra mente vi comunicherebbe in modo automatico che quelle parole non possono stare insieme perché “suonano male”.

Vi direbbe, invece, che “Lanciare un appello” suona bene. Nonostante tirare e lanciare siano sinonimi, soltanto il verbo lanciare sarà percepito da un madrelingua italiano come l’unico verbo corretto da associare a “un appello”.

Lanciare un appello”, “Perdere tempo” sono due esempi di collocazioni lessicali, espressioni formate da due o più parole tra le quali si verifica un’associazione ricorrente, abituale e privilegiata.

Che cos’è un’espressione idiomatica?

Prendiamo la frase “Lanciare un appello” oppure “Perdere tempo”: se le cambiamo in “Lanciare un appello accorato” o in “Perdere tanto tempo”, il significato si conserva, colorandosi di alcune sfumature. Le collocazioni lessicali, infatti, sono flessibili e permettono alcune variazioni di forma.

Se prendiamo, invece, la frase “Abbassare la cresta” e proviamo a sostituire “la cresta” con “una cresta/le creste/le creste rosse”, questa espressione perde completamente il suo significato originario di “Non essere arrogante/tracotante” e può essere interpretata solo nel suo significato letterale.

Abbassare la cresta” è, infatti, un’espressione idiomatica (un modo di dire) fissa nella sua struttura e, secondo la definizione del linguista A.P. Cowie, pietrificata e congelata. Una frase – tipica di una specifica lingua – il cui significato non deriva dalla combinazione lessicale delle singole parti del discorso, ma dall’interpretazione che i parlanti sono abituati a trarne.

Come si traducono le collocazioni lessicali e le espressioni idiomatiche?

Tradurre le collocazioni e i modi di dire è una sfida per i traduttori ma anche un’occasione per dare spazio alla loro creatività. Sono tra gli elementi più complessi da tradurre perché affondano le loro radici nel substrato storico e culturale della lingua e hanno un elevato valore metaforico.

Sia nelle collocazioni, sia nelle espressioni idiomatiche, il legame tra le parole è arbitrario e non può essere spiegato solo attraverso le regole grammaticali: ogni lingua, infatti, ha un uso proprio del lessico e un accostamento di due parole tipico e ricorrente in una lingua può risultare innaturale in un’altra.

Quali sono le difficoltà più comuni che può incontrare un traduttore?
  • Nella lingua di arrivo non esistono espressioni equivalenti o il concetto espresso nella lingua di partenza è completamente sconosciuto alla cultura della lingua di arrivo.
  • Nella lingua di arrivo esistono espressioni equivalenti, ma vengono usate in contesti diversi.
  • Nella lingua di arrivo esistono espressioni equivalenti, ma ci sono differenze di registro o di frequenza d’uso.
Quali sono le strategie traduttive che si possono mettere in atto?
  • Cercare nella lingua di arrivo un’espressione simile nella forma e nel significato.
  • Cercare nella lingua di arrivo un’espressione che abbia significato simile, ma una struttura diversa.
  • Utilizzare parafrasi, note e informazioni integrative all’interno del testo.

Ci sono collocazioni lessicali ed espressioni idiomatiche che vi hanno dato del filo da torcere o vi hanno semplicemente incuriosito? Condividete con noi la vostra esperienza sulla nostra pagina Facebook  o Linkedin!

 

** Fonti dell’articolo:
“Anche le parole si innamorano” | tea-time.it
“Combinazioni lessicali ed espressioni idiomatiche” | Giulio Biagini

10 Feb, 20