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Io piango in italiano… e tu?

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James Chapman, illustratore inglese, nella sua vignetta “How to cry in six languages” ha riassunto – seppur con un obiettivo diverso – ciò che Kathleen Wemke ha studiato registrando migliaia di pianti di bambini nel mondo: ogni bimbo piange nella sua lingua e oggi, amici di STUDIO TRE, scopriamo insieme il perché.

Le melodie del pianto

In un articolo di “The New York Times” Kathleen, ricercatrice tedesca dell’Università di Würzburg, ha raccontato il percorso attraverso il quale ha dimostrato che i bambini piangono in modo differente a seconda del Paese in cui sono nati, influenzati dai suoni che hanno sentito durante la gravidanza all’interno dell’utero materno.

Grazie a un database di 500mila diversi pianti, versi e lallazioni, la ricercatrice e il suo team hanno evidenziato che i neonati nel loro pianto imitano la “prosodia”, ovvero il ritmo e la melodia, della voce materna.

Questo accade perché dal terzo trimestre di gravidanza il feto inizia a sentire tutti i rumori che lo circondano. Il tessuto e il liquido amniotico rendono le singole parole ovattate e non perfettamente distinguibili, mentre la melodia associata al linguaggio diventa una guida ai vari suoni anche dopo la nascita.

Come si piange in tedesco, francese, cinese e svedese?

Proprio perché i bambini imitano la melodia di quella che sarà la loro lingua madre, il team di ricercatori è riuscito a evidenziare le differenze tra i pianti dei neonati. Nell’articolo spiegano, infatti, che:

  • i bambini tedeschi piangono imitando l’intonazione decrescente della lingua tedesca;
  • i bambini francesi piangono imitando l’intonazione crescente della lingua francese;
  • i bambini cinesi hanno un pianto più complesso che riflette la melodia tipica delle lingue tonali;
  • i bambini svedesi producono dei vagiti simili a “grida singhiozzate” influenzati dagli accenti a picchi tipici della lingua svedese.

 

Vi è mai capitato di notare differenze nei pianti dei bambini?
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06 Mag, 20