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Bilingue o interprete?

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Immaginate di essere il responsabile eventi di una multinazionale del settore farmaceutico per cui state organizzando un seminario di formazione per presentare una nuova linea di prodotti dedicati alla salute della donna.

All’evento saranno presenti i distributori provenienti da tutto il mondo che parlano inglese, francese, russo, cinese, giapponese e arabo. Per una migliore riuscita del seminario, nonostante tutti i presenti parlino inglese, è stato richiesto un servizio di interpretariato in modo che i distributori possano ascoltare le presentazioni dei farmaci nella propria lingua.

All’interno dell’azienda, nel reparto amministrativo e nell’ufficio acquisti, ci sono due dipendenti bilingue, uno russo e uno cinese, che vivono in Italia da diversi anni. Decidete, così, di chiedere ai due dipendenti di fare da interpreti per l’occasione, mentre per il francese, il giapponese, l’arabo e l’inglese vi rivolgete a un’agenzia di traduzioni e interpretariati.

Apparentemente avete trovato una buona soluzione: quattro interpreti esterni qualificati e due dipendenti interni che conoscono bene l’azienda e hanno un’ottima padronanza della lingua. In realtà potrebbe rivelarsi una scelta non ottimale: essere bilingue, infatti, non è l’unico prerequisito per essere un buon interprete.

 

Vediamo insieme, amici di STUDIOTRE, le differenze tra essere bilingue ed essere un interprete.

Conoscenza linguistica e tecniche di interpretazione

Un interprete, proprio come un bilingue, conosce molto bene 2 lingue, ma ha studiato ed è stato formato sulle specifiche tecniche di interpretazione (simultanea, consecutiva, chuchotage, bidule, di trattativa, ecc…), ognuna delle quali segue precise procedure e regole.

Capacità di ascolto, memoria e concentrazione

Un interprete è un ascoltatore molto attento: assorbe e memorizza numerose informazioni in tempi molto brevi grazie a un processo mentale complesso (ne abbiamo parlato in questo articolo: http://bit.ly/la-mente-dell-interprete) che gli permette di estrarre il significato di ciò che viene detto dall’oratore nella lingua sorgente per poi elaborarlo, ricostruirlo e veicolarlo secondo le convenzioni linguistiche e culturali della lingua target.

L’interprete, inoltre, non teme la velocità di chi parla: una persona non esperta e non allenata potrebbe sacrificare dettagli fondamentali per seguire il ritmo del discorso.

Linguaggio tecnico

Essere bilingue non significa padroneggiare uno specifico linguaggio tecnico-settoriale con tutte le sue sfumature. Un impiegato dell’ufficio acquisti bilingue probabilmente non saprà tradurre i nomi dei componenti chimici e dei principi attivi dei farmaci. Un interprete, oltre a conoscere tutti i termini tecnici dell’ambito, dedica molto tempo per studiare e aggiornarsi costantemente in quel settore.

Imparzialità

Un interprete dovrà essere neutrale rispetto allo speaker e all’argomento trattato; in questo modo riuscirà sempre a gestire e riprodurre nel modo corretto e adeguato il tono e il registro del parlante, senza modificarlo.

 

Se state organizzando un convegno per i vostri stakeholder e volete affidarvi a interpreti qualificati, chiamateci (0522-323434) oppure inviateci una mail a: preventivi@traduzionistudiotre.it

09 Dic, 19